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La storia della Provincia

LA PROVINCIA  DI  VENEZIA DALL’ANNESSIONE AL REGNO D’ITALIA AI NOSTRI GIORNI: BREVE PROFILO ISTITUZIONALE


1. DALL’ANNESSIONE AL REGNO D’ITALIA AL PRIMO DOPOGUERRA

Nel marzo 1861, quando sotto la guida del re Vittorio Emanuele II  nasce il Regno d’Italia, la Provincia di Venezia è ancora sotto la dominazione austriaca. A completamento del processo di unificazione della penisola, nel 1866, l’Italia dichiara guerra all’Austria ed il 23 agosto dello stesso anno, con la pace di Praga, il Veneto viene  ceduto all’Italia.
Il R.D. n. 3236 del 7 ottobre 1866 stabilisce che i cittadini delle Province italiane, liberate dalla occupazione austriaca, siano convocati nei comizi per dichiarare la loro volontà sull’unione al Regno d’Italia.  Il 21 ottobre dello stesso anno, un plebiscito sancisce l’annessione del Veneto al Regno d’Italia, successivamente formalizzata con Regio Decreto n. 3300 del 4 novembre 1866.
Con il R.D. n. 3352 del 2 dicembre 1866 sono pubblicate ed entrano in vigore anche nel territorio della Provincia di Venezia le disposizioni della Legge 20 marzo 1865, n. 2248, allegato A, relative all’ordinamento delle Amministrazione comunale e provinciale. La legge ricalca l’ordinamento per le province ed i comuni già stabilito con la legge Rattazzi (emanata per il solo Regno di Sardegna nel 1859): la Provincia “corpo morale con facoltà di possedere” è amministrata tramite due organi; il Consiglio Provinciale, eletto dagli elettori amministrativi, presieduto dal Presidente designato dai consiglieri, e la Deputazione Provinciale, eletta in seno al Consiglio e presieduta dal Prefetto, con funzioni di organo esecutivo.
Il Prefetto detiene funzioni di controllo sulle deliberazioni del Consiglio e della Deputazione.
La legge elenca dettagliatamente le competenze affidate alla Province, molte delle quali sono rimaste tali fino ai nostri giorni:
  • creazione, regolamentazione  e vigilanza su istituzioni e stabilimenti pubblici con fini amministrativi a carattere provinciale;
  • istruzione secondaria e tecnica;
  • mantenimento dei mentecatti poveri della provincia;
  • pensioni per gli allievi delle scuole normali ed ispezione delle scuole elementari;
  • strade provinciali e lavori intorno ai fiumi e torrenti posti dalle leggi a carico della provincia;
  • discipline per la conservazione ed il taglio dei boschi per le consuetudini e gli usi agrari;
  • sussidi in favore di comuni o consorzi per opere pubbliche, per la pubblica istruzione, per istituti di pubblica utilità;
  • creazione di prestiti;
  • conservazione dei monumenti e degli archivi provinciali;
  • determinazione del tempo entro cui la caccia e la pesca possono essere esercitate, ferme le altre disposizioni delle leggi relative;
  • conservazione degli edifizi di proprietà provinciale e degli archivi amministrativi della provincia.
A queste si aggiungono tutte le funzioni amministrative necessarie al funzionamento stesso dell’Ente: gestione del bilancio, stipula dei contratti, gestione del personale e via dicendo.
Con il R.D. 9 dicembre 1866 n. 3365 i commissari del Re, istituiti al termine della dominazione austriaca col R. D. 18 luglio 1866 n. 3064, cessano dal loro Ufficio e le loro attribuzioni vengono demandate ai Prefetti nel frattempo nominati.
Nel veneziano, il 23 dicembre 1866, si svolgono le elezioni generali del Consiglio Provinciale: nei distretti di cui si compone il territorio della Provincia (Venezia, Mestre, Dolo, Chioggia, Mirano, San Donà e Portogruaro) sono eletti complessivamente quaranta consiglieri, proclamati ufficialmente tali il 6 gennaio 1867.
Il 21 gennaio 1867 viene convocato il primo Consiglio Provinciale di Venezia dell’Italia unita, che elegge all’interno del suo seno, il primo Presidente: Leopoldo Martinengo.

E’ Francesco Crispi, dopo circa un ventennio, ad attuare una prima riforma dell’ordinamento delle amministrazioni locali. Da ministro dell’Interno e presidente del Consiglio firma la Legge comunale e provinciale  30 dicembre 1888 n. 5865, che, coordinata con le disposizioni ancora in vigore della legge 20 marzo 1865 all. A, confluisce nel Testo Unico della Legge Comunale e Provinciale approvato con R.D. 10 febbraio 1889, n. 5921.
La nuova normativa introduce alcune importanti novità nell’ordinamento amministrativo locale. L’elettorato amministrativo delle Province arriva a comprendere circa l’11 % della popolazione contro il 4 % del 1865, sulla scia di quanto si va realizzando anche sul fronte del voto politico.
Viene istituita la Giunta Provinciale Amministrativa (GPA), composta dal Prefetto, che la presiede, da due consiglieri di prefettura designati al principio di ogni anno dal Ministro dell’Interno, e di quattro membri effettivi e due supplenti nominati dal Consiglio provinciale. A questo organismo è affidata una funzione di controllo  sulle deliberazioni di maggior rilievo in materia finanziaria adottate da Province, Comuni e Opere pie e la facoltà di porre il veto all’esecuzione delle delibere. Contestualmente viene modificata anche la presidenza della Deputazione Provinciale: non più affidata al Prefetto ma ad un Presidente eletto dai Deputati fra i membri che la compongono.
Alle competenze della Provincia, già disposte dalla precedente legislazione, se ne aggiungono delle altre, quali:
  • costruzione e mantenimento di porti e fari;
  • visite sanitarie nei casi di epidemia e di epizoozia;
  • accasermamento dei carabinieri reali;
  • fornitura degli uffici di prefettura e sottoprefettura e relativa mobilia;
  • fornitura di alloggio e mobilia ai prefetti e sottoprefetti;
  • cambiamenti proposti alla circoscrizione della provincia, dei circondari, dei mandamenti e dei comuni e designazioni dei capoluoghi;
  • modificazioni della classificazione delle strade nazionali discorrenti nella provincia;
  • direzione delle nuove strade consortili;
  • creazione di consorzi;
  • stabilimento o soppressione di fiere e mercati e sul cambiamento in modo permanente dell’epoca dei medesimi.
Le competenze della Deputazione Provinciale restano pressoché immutate, rispetto a quelle previste dalla Legge n.2248 del 1865.
Il presidente della Deputazione Provinciale rappresenta la Provincia in giudizio, si occupa delle contravvenzioni ai regolamenti provinciali, firma gli atti relativi all’interesse dell’amministrazione provinciale, ha la sorveglianza degli uffici e degli impiegati provinciali, assiste agli incanti e firma i mandati col concorso di un altro membro della deputazione provinciale.

Le successive riforme dell’ordinamento della Provincia sancite dai testi unici del 1898, 1908 e 1915 non apportano modifiche sostanziali, nonostante Giolitti riconosca la necessità di affidare alle Province altre funzioni sino ad allora detenute dallo Stato.
Tuttavia il quindicennio giolittiano fu caratterizzato da un intenso dinamismo nell’ambito provinciale, dovuto principalmente al decollo industriale, alla nascita dei primi partiti politici organizzati e ad una più intensa partecipazione elettorale.
Restano prioritarie, nel primo ventennio del nuovo secolo, le competenze in materia di sanità (gestione ospedali psichiatrici di San Servolo e San Clemente, scuole per
disabili ecc.), istruzione (gestione licei dal 1911 e scuole tecniche), viabilità (manutenzione e costruzione strade, ponti, ferrovie, canali navigabili) e pubblica sicurezza (affitto caserme dei Carabinieri e uffici di Polizia).

2. IL FASCISMO

Con l’avvento del fascismo l’ordinamento e le funzioni delle Province vengono, in più riprese,  ridisegnate con l’emanazione di alcuni  Regi Decreti:
1) il R.D. 30 dicembre 1923 n. 2839 “Riforma della legge comunale e provinciale”  nella cui relazione introduttiva (G.U. n. 6 dell’8.01.1924) il legislatore da un lato afferma di aver reso la Provincia un “organo importante di decentramento istituzionale e il  mezzo di collegamento e di soddisfazione degli interessi generali dei Comuni compresi nella sua circoscrizione”, dall’altro di averla ricondotta “alla sua vera essenza di organo amministrativo più tecnico che politico, che si dedica con attitudine specifica  e con forma serena allo studio e alla risoluzione dei problemi che interessano la vita provinciale”;
2) i R.D. 30 dicembre 1923 n. 2885 e 15 novembre 1923 n. 2506, che ampliano le funzioni delle provincia in materia sanitaria e stradale;
3) il R.D. 18 novembre 1925 n. 2538 in materia di finanza locale.
A Venezia, l’amministrazione locale  risente degli avvenimenti politici in atto a livello nazionale: la maggioranza dei  Consiglieri rassegnano le dimissioni e il Consiglio, ridotto a 7 membri su 50, non è più in grado di funzionare.
Con Regio Decreto 28 gennaio 1923 il Consiglio Provinciale di Venezia è sciolto ed è nominata una Commissione Straordinaria (presieduta dal viceprefetto Michele Sorge e composta dai commissari Jacopo Bombardella, Antonio Ca’ Zorzi, Vittorio Umberto Fantucci e Luigi Menetto) incaricata della amministrazione provvisoria della Provincia fino ad insediamento di un nuovo Consiglio.
Nel marzo del 1923 si procede a nuove elezioni: i 17 consiglieri eletti nei primi tre mandamenti urbani di Venezia rassegnano le dimissioni, mentre gli altri 33 non si presentano alle convocazioni consiliari. In tali condizioni la Commissione Reale, cui era già stata affidata la straordinaria amministrazione della Provincia nel gennaio 1923, continua nella sua gestione e col R.D. 2 ottobre 1924, che scioglie nuovamente  il Consiglio Provinciale, viene ufficialmente riconfermata nelle persone dei commissari Jacopo Bombardella, Antonio Ca’ Zorzi, Vittorio Umberto Fantucci e Luigi Menetto presieduti ora dal viceprefetto Giuseppe Palumbo. 
Il 7 maggio del 1925, a seguito delle dimissioni dalla carica di tutti i componenti della Commissione Reale per la straordinaria amministrazione della Provincia di Venezia, il Prefetto Coffari nomina Giuseppe Palumbo, viceprefetto, Commissario per la provvisoria reggenza dell’Amministrazione della Provincia fino alla nomina della nuova Commissione Reale, che avviene con R.D. 11 giugno 1925. La presidenza della Commissione viene confermata al vice-prefetto Giuseppe Palumbo e sono nominati commissari i signori Alberto Musatti, Mario Baldin, Luigi Tagliapietra, Carlo Combi, Giuseppe Mecchia e Francesco Boscolo.
Quando anche questi commissari si dimettono il Prefetto, con decreto 4 giugno 1926, nomina Antonio Garioni Commissario per la reggenza dell’Amministrazione della Provincia.
Con R. D. 15 aprile 1929 viene fissata al 28 aprile 1929 la data di cessazione dell’amministrazione straordinaria e il nuovo inizio dell’amministrazione ordinaria della Provincia di Venezia, regolata dalla nuova legge 27 dicembre 1928 n. 2962 di riforma dell’ordinamento provinciale, secondo il cui disposto l’amministrazione di ogni provincia viene composta di un preside e di un rettorato provinciale (organo collegiale), costituito dal Preside e dai rettori.
 Il Preside della Provincia esercita le funzioni che la legge comunale e provinciale attribuisce al Presidente della Deputazione provinciale e alla Deputazione; il Rettorato quelle attribuite al Consiglio provinciale. Le sedute del Rettorato non sono pubbliche, ma le deliberazioni restano soggette alla pubblicazione.
I Presidi sono tenuti a convocare il Rettorato in adunanze ordinarie nei mesi di aprile e settembre ed in adunanze straordinarie per l’adozione delle deliberazioni non prorogabili assegnate dalla legge alla competenza del Rettorato.
Gli organi di amministrazione della Provincia sono nominati con decreto del Governo.
Il 28 aprile 1929 Antonio Garioni viene nominato Preside della Provincia di Venezia, coadiuvato da un Rettorato, di cui entrano a far parte i signori Antonio Ca’ Zorzi  vicepreside, Giovanni Giuriati, Luigi Pagan, Silvio Vardanega, Gilberto Errera, Luigi Frizziero e Cesare Mioni in qualità di rettori ordinari; i signori Alberto Magrini e Otello Rubazzer in qualità di rettori supplenti. 
Con il R.D. 3 marzo 1934 n. 283  viene applicato il testo unico che sancisce le definitiva perdita di autonomia degli organi provinciali. In base a questa legge le deliberazioni del Preside e del Rettorato che non sono soggette all’approvazione della Giunta Provinciale Amministrativa, devono essere trasmesse al prefetto, che può annullarle.
In questi anni la Provincia svolge la propria azione amministrativa occupandosi di sanità (servizio maniaci, deficienti e frenastenici, manicomi), beneficenza (servizio esposti, opere pie diverse, sussidi diversi, ciechi, sordomuti, associazioni e manifestazioni di educazione fisica), istruzione, agricoltura, industria, commercio (istituti tecnici e nautici, ginnasi, licei, istituti superiori, istituti diversi, cattedra ambulante di agricoltura, caccia e pesca, malattie delle piante, zootecnica, viticoltura e agricoltura, sussidi e contributi, perequazione fondiaria, monumenti), acque, mezzi di comunicazione (navigazione interna, consorzi idraulici, derivazioni d’acqua, canali, bonificazioni, ferrovie, linee telegrafiche e telefoniche), infrastrutture (strade, polizia stradale, ponti, pontili e fari, tramvie e comunicazioni).
Con la riforma sanitaria del 1923 viene istituito il Laboratorio Provinciale di Igiene e Profilassi, diretto dal medico provinciale, e si stabiliscono nuovi oneri e compiti nell’assistenza ai ciechi e ai sordomuti (oggi disabili sensoriali).

3. IL DOPOGUERRA E GLI ANNI DELLA RIPRESA

Alla caduta del fascismo viene emanato il R.D. 4 aprile 1944 n. 111 che detta norme transitorie (poi in vigore fino al 1951) per l’amministrazione dei comuni e delle province e abroga le disposizioni limitative stabilite nel 1934. La Provincia è amministrata da un Presidente e da una Deputazione Provinciale, entrambi nominati dal prefetto. La Deputazione ha facoltà di deliberare sulle materie già enunciate dal testo unico del 1915 così come modificate nel 1923.
Due le questioni sul tavolo all’indomani della guerra, come testimoniato dal verbale della seduta del 3 maggio 1945: la necessità di contribuire alla urgente ricostruzione materiale e morale del paese e quella di tagliare col passato, provvedendo all’epurazione degli aderenti all’ex regime fascista.
Gli anni del dopoguerra vedono l’amministrazione della Provincia di Venezia impegnata nello sviluppo economico e sociale del territorio provinciale: molti edifici sono da ripristinare a causa  dei danni subiti dai bombardamenti o del logorio dovuto a occupazioni e requisizioni militari. Le offese belliche hanno arrecato danni di diversa entità anche ai vari raggruppamenti industriali, che richiedono un rapido ripristino.
Nel frattempo, la Costituzione della neonata Repubblica Italiana, in vigore dal 1 gennaio 1948, riconosce le Province stabilendo che “La Repubblica si riparte in regioni, province e comuni” (art. 114) e che “Le province e i comuni sono enti autonomi nell’ambito dei principi fissati da leggi generali della Repubblica, che ne determinano le funzioni” (art. 128).
Con la Legge 8 marzo 1951 n. 122 termina la fase dell’ordinamento provinciale transitorio e viene ristabilito il criterio elettivo degli organi provinciali:
  • il Consiglio, eletto dalla popolazione;
  • la Giunta (la nuova denominazione sostituisce il vecchio termine “Deputazione” a seguito della Legge 18 maggio 1951, n. 328) composta dagli Assessori eletti dal Consiglio;
  • il Presidente, eletto dal Consiglio.
Con la Legge 11 marzo 1953 n. 150 sono trasferite agli enti locali, e quindi anche alle province, una serie di funzioni statali di interesse locale, in materia di assistenza, igiene, sanità, amministrazione degli istituti scolastici di istruzione post-elementare e di istruzione artigiana e professionale, istituzioni culturali e comunali, antichità, Belle Arti e tutela del paesaggio, agricoltura, economia, industria, commercio e turismo, nonché lavori pubblici e trasporti.
Terminata la fase di assestamento postbellico, appare evidente la tendenza espansiva di Porto Marghera. La Provincia di Venezia, in qualità di soggetto incaricato della formazione secondaria tecnica, realizza nel 1953, a Mestre, la nuova sede dell’Istituto Tecnico Industriale ”A. Pacinotti”, per la formazione di periti industriali specializzati nelle varie branche tecnologiche (chimica, meccanica, elettrotecnica, metallurgia), con allievi provenienti da tutta la provincia e anche dal Triveneto.
Si assiste alla ricostruzione di ponti e strade e alla realizzazione di nuove infrastrutture. Vengono realizzati importanti lavori: la Strada Romea, nel tratto da Venezia a Chioggia, per rispondere al grave problema della disoccupazione particolarmente sentito nelle aree depresse della provincia; il cavalcavia di San Giuliano a Mestre, per rispondere all’esigenza del collegamento tra la parte nord e la parte sud della terraferma veneziana. L’Amministrazione della Provincia fornisce un importante contributo nella realizzazione dell’autostrada Venezia–Trieste, provvede alla sistemazione della strada Triestina e ai collegamenti stradali con i centri della fascia costiera.
Nel 1961 viene inaugurato il nuovo Aeroporto “Marco Polo” di Tessera, con il contributo della Provincia di Venezia, che aderisce al Consorzio per lo Sviluppo delle Comunicazioni Aeree delle Venezie.

4. GLI ANNI ‘70

Con la nascita della Regione inizia un graduale trasferimento di funzioni e risorse dallo Stato agli enti regionali. Gli enti locali (comuni e province) non sono però toccati da questo processo ed il loro ordinamento rimane sostanzialmente quello previsto dal testo unico del 1934.
Con il D.P.R. 616/77 la Regione assorbe funzioni che la configurano come “ente di governo” di tutta l’amministrazione locale, mentre i comuni e le province sono chiamati ad operare secondo i suoi dettami.

5. GLI ANNI ‘90

Con la Legge 8 giugno 1990, n. 142, riparte il processo  di rilancio delle Autonomie. Questa legge assegna alla Provincia (art.14) funzioni proprie in materia di difesa del suolo, tutela e valorizzazione dell’ambiente e prevenzione delle calamità; tutela e valorizzazione delle risorse idriche ed energetiche; valorizzazione dei beni culturali; viabilità e trasporti; protezione della fauna, parchi e riserve naturali; caccia e pesca nelle acque interne; organizzazione dello smaltimento dei rifiuti a livello provinciale, rilevamento, disciplina e controllo degli scarichi delle acque e delle emissioni atmosferiche e sonore; servizi sanitari, di igiene e profilassi pubblica, attribuiti dalla legislazione statale e regionale; compiti connessi alla istruzione secondaria di secondo grado ed artistica e alla formazione professionale compresa l’edilizia scolastica, attribuiti dalla legislazione statale e regionale; promozione e coordinamento di interventi nel settore economico, produttivo, commerciale, turistico, sociale, culturale e sportivo.
Tra i compiti di coordinamento assegnati alla Provincia quello di adottare il piano territoriale di coordinamento per la determinazione degli indirizzi generali di assetto del territorio.
Il legislatore interviene sulla ripartizione delle competenze tra la Giunta, organo esecutivo che vede ampliato il proprio ambito operativo, ed il Consiglio, organo di indirizzo e controllo politico-amministrativo.
Altre trasformazioni riguardano la nomina del Presidente da parte del Consiglio sulla base di un documento programmatico; la preminenza del presidente, al quale spetta la revoca del singolo assessore e il coordinamento delle attività della Giunta; la distinzione tra attività politico-amministrativa e attività gestionali (queste ultime trasferite in capo ai dirigenti).
La Legge 25 marzo 1993 n. 81 introduce l’elezione diretta del Presidente della Provincia: il Consiglio perde ogni potere nella costituzione degli organi esecutivi, le cariche di consigliere e assessore divengono incompatibili ed il mandato viene ridotto a quattro anni. Successivamente, la  Legge 30 aprile 1999 n. 120, fissa in cinque anni la durata del mandato amministrativo del Presidente della Provincia e del Consiglio. Oggi è in vigore l’art. 51 del D.Lgs.n. 267 del 18 agosto 2000.
Con la Legge n. 59/97 e il D.Lgs. n. 112/98 inizia un processo di organizzazione e razionalizzazione istituzionale dell’autonomia degli Enti Locali, che assumono una competenza amministrativa generale. Vengono conferite alle Regioni e agli Enti Locali tutte le funzioni e i compiti amministrativi relativi alla cura degli interessi e alla promozione dello sviluppo delle rispettive comunità. In esclusiva allo Stato restano le competenze in materia di affari esteri, difesa, tutela dei beni culturali, ordine pubblico, giustizia, sistema previdenziale e ricerca scientifica.
A seguito del D.Lgs. 469/97 e della L.R. 31/98 la  Provincia assume competenze in materia di  mercato del lavoro, servizi all’impiego e formazione professionale.
Con le leggi 30 aprile 1999 n. 120 e 3 agosto 1999 n. 265 il processo riformatore avanza ulteriormente.


6. OGGI
Il recente D.Lgs.18 agosto 2000 n. 267 rappresenta il risultato di questa ricognizione e analisi sull’ordinamento istituzionale. Si compone di quattro parti: la prima, in cui si recepiscono molte norme della L. 142/90 coordinate con la L. 59/97 e il D.Lgs. 112/98, delinea una tendenza verso la valorizzazione delle varie forme di autonomia riconosciute agli Enti Locali; la seconda, sull’ordinamento finanziario e contabile, eredita parte delle disposizioni del D.Lgs. n. 77/95; la terza disciplina le forme associative; la quarta contiene le norme e l’elenco delle leggi espunte in tutto o in parte dall’ordinamento.



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